Caffè Florian, Venezia e le sue magie

 Il tempo di un caffè: acquarelli col caffè nei caffè storici

Fine Agosto 2016, arrivo in Serenissima con un’amica ed un caldo torrido, direzione Teatro La Fenice, l’opera: La Norma di Bellini. A malincuore utilizzo i biglietti donatimi da una cara persona che non poteva esserci.

Si è sempre stupiti quando si arriva a Venezia! Una follia del genio umano! una follia unica! costruita su pali di legno, una sontuosa palafitta di una bellezza che toglie il fiato. Una bellezza di ori e di marmi che sembrano merletti, gondole lucide ed eleganti come uomini in frack a caccia di dame per il ballo della sera, rigorosamente in maschera, per coprire i vizi e i segreti del suo lungo passato.

Si cammina quasi in punta di piedi, col piacere seducente di essere in una fiaba miracolosamente vera. Se nella vita non si è innamorati, ci si innamora della città è inevitabile è un incantesimo! Venezia è la città dell’amore, e con l’amore ha in comune il sogno, un luogo così affascinante e magico, non può essere stato che sognato, prima di diventare realtà.

Sono stata molte volte a Venezia, un paio speciali, molte al caffè Florian, ma questa è stata diversa: sono partita con l’intenzione di proseguire il mio progetto degli acquarelli col caffè nei caffè storici, iniziato a Napoli (se lo vuoi leggere lo trovi qui) devo dire che anche qui le magie non sono mancate.

Con l’emozione e la riverenza di essere nel più antico caffè d’Italia (1720), ci sediamo nei tavoli esterni, nella prima fila che si espone su piazza San Marco, l’orchestra suona romantiche musiche da voler volteggiare nell’aria, il sole gira e presto lo segue l’ombra posandosi su di noi. Con leggiadria danzante posano le argenterie e le ceramiche, l’acqua e il caffè, direi che ho tutto, viaggio armata di carta e pennelli, inizio a dipingere quello che c’è, ed è tanto, la Basilica Cattedrale di San Marco, un tesoro d’oriente.

Uso l’istinto del momento per approcciarmi all’atto creativo, non ho una regola: questa volta senza disegno preparatorio e senza bere il caffè, inizio usandolo in purezza senza diluirlo, mi lancio per catturare la bellezza, ma sopratutto per catturare l’attimo, il mio momento di essere seduta in una piazza favolosa in ammirazione del genio dell’arte, della gente che passeggia felice, di chi siede e ammira, di chi si incontra, di chi ricorda e di chi fantastica. Dipingere è anche fermare un mio momento entrando dentro l’esperienza presente, dentro a ciò che sto catturando, raccontandolo in un tempo di un caffè, mi concentro, mi ascolto e imprimo dentro di me tutta l’esperienza. Non ho l’intento di riportare fotograficamente una cattedrale, o di riproporre la sua bellezza, ma di trasmettere la bellezza di un’esperienza di viaggio, un sentimento di un momento. Anche ora che sto scrivendo sento ancora l’aria calda e umida, l’orchestra che suona, le voci dei turisti stranieri seduti attorno al mio tavolo, un sentimento di stupore, di meraviglia, di malinconia, di desiderio e di scoperta, ma sopratutto il bel sentimento di esserci.

Dopo qualche pennellata per ritrarre il profilo delle cupole, mi chiedo per quale motivo, ogni volta che vengo in questo gioiello antico, non entro a vedere le sale interne che sono bellissime, lo faccio e scopro una vetrina, uno shop, con delle pochette in pelle colorate con lo stemma del Florian, mi attraggono molto e penso siano ottime per riporci i pennelli. Chiedo alla signora alla cassa se me le può mostrare, intanto vado a prendere gli armamenti per appurarne la misura. Iniziamo a guardare tutti i colori delle pochette e la signora rivolgendosi a me:”cosa dipinge? da dove viene? ma che bel vestito che ha!” e altre cortesie conversazionali fra signore. Continuando a dialogare si gira un attimo di spalle, prende un foglio dalla borsetta e con dolcezza mi mostra un disegno a matita che ritrae l’isola di San Francesco in laguna e si confessa: “Anche io mi diletto a dipingere, è uno spazio che riesco a prendere per me fra lavoro e famiglia” aggiunge lei, stringendomi la mano e presentandoci: “piacere Roberta”, scopriamo che abbiamo lo stesso nome.

Continuiamo in altre chiacchiere gradevoli e sempre alla cassa mi cade lo sguardo su di un libercolo dal titolo: “Locali storici d’Italia, caffè ristoranti hotel”. Ho un sussulto di emozione, spalanco gli occhi, mi manca il fiato, vorrei dire tutto, raccontare come ho iniziato e quando ho deciso, ma l’emozione è forte, ho ancora il respiro corto, la faccia di un bambino stupito davanti ai regali che crede portati da babbo natale ed esclamo: “ma è la bibbia del mio progetto, ma questo è un segno che lo devo fare!”. Chiedo se posso acquistare anche quello, invece è gratuito a cura del più antico caffè d’Italia, era li che aspettava me. Rimango in una sensazione onirica e fluttuante, attonita ed emozionata! Per chi crede nella magia, sa che la può trovare anche a Venezia al caffè Florian.

Il prossimo incontro sarà a Firenze, continua a seguirmi,

con entusiasmo e gioia Roberta

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il coraggio per la felicità!

Il segreto della felicità è la libertà, il segreto della libertà è il coraggio

Avere la capacità di stare in solitudine, a contatto con la natura per rigenerarsi e ripartire è necessario per creare la vita che vuoi!
É un’esperienza che ripeto, perché mi sembra di riprendere fiato da una routine, di gesti, di luoghi e di pensieri che sembrano accumularsi e intralciare la visione reale della strada che sto percorrendo.
Anche se si sono prese decisioni personali o professionali, o semplicemente si sta vivendo una quotidianità senza colpi di scena, spesso presi dal fare, ci dimentichiamo o non abbiamo il coraggio di chiederci:
“come sto?”
“Sto veramente vivendo in un modo che mi rappresenti per chi sono veramente”
“sto utilizzando i miei talenti, o sto solamente lavorando e sopravvivendo?”
“Frequento le persone con cui sto bene?”
“Ho bene a mente cosa mi fa stare bene?”
“Mi sto occupando del mio benessere fisico e psicologico?”
“Sto facendo qualcosa che migliori non solo me, ma l’ambiente, le persone, la città dove vivo, o il mondo in generale?”
Questa attenzione rivolta a se stessi è necessaria per crescere, e crescere è l’unico parametro per comprendere se siamo vivi, non dico felici, vivi!
Le scelte sono difficili e impegnative, si fatica, ma poi si gode di una pienezza data dal percorrere veramente una strada che ci rappresenta, che va oltre la felicità!
É un senso di pienezza che appaga, che da serenità, e quando arriveranno le tempeste non ti travolgeranno più come un tempo, si qualche ramo si spezzerà, le foglie cadranno a terra insieme alle lacrime, ma avrai imparato a trovare dentro di te le risposte che conducono alle tue radici, l’unico luogo da dove può crescere la vita che vuoi. Con entusiasmo e gioia Roberta

“Per caso” al Gran Caffè Gambrinus, Napoli.

Il tempo di un caffè: acquarelli col caffè nei caffè storici

Tutto inizia “per caso”, in un mio viaggio in solitaria nella bellissima città di Napoli. Partita con il desiderio di vivere appieno la città, affitto una casa, nel mese di giugno del 2016.  L’ alloggio è in una delle prime traverse a sinistra di via Toledo, pochi passi che segnano il contrasto fra l’imponenza del palazzo reale e la dirompenza chiassosa e colorata dei quartieri spagnoli, il passaggio dal Gran Caffè Gambrinus è felicemente d’obbligo.

Mi trovo immediatamente immersa nel folclore caotico e polveroso, sotto un cielo di sole e di panni stesi, la vera bandiera del cuore pulsante di Napoli.  Mi inerpico su di una scala stretta, buia, polverosa e “sgarrupata”*, in cima alla quale si apre una porta che mi invade di una luce intensa, una casa bellissima dal gusto moderno e raffinato, che sempre conserverò nel cuore. L’indomani mi do un tono da turista impegnata e armata di cartina della città e di una golosità proverbiale, scendo di tutta fretta per lanciarmi su di una sfogliatella, pochi passi e inizio a preoccuparmi; non c è alcuna presenza di esseri umani. Rimango pietrificata in questo spettacolo post-apocalittico di sparizione del genere umano.

Di prima mattina la città è surreale, si trasforma, diventa fresca, deserta, silenziosa, fogli bianchi a terra e fogli bianchi in cielo; i gabbiani garriscono e giocano con il vento che sale dal golfo.

Il profumo di dolci appena sfornati arriva a destarmi dall’impietrita visione, vedo le vetrine imbandite di carboidrati lievitati, fritti, ripieni, glassati, caramellati, mandorlati, imbiancati di zucchero e riprendo fiducia che il mondo stia continuando a girare.

Arrivo al Gran Caffè Gambrinus, mi accoglie un cameriere altissimo in livrea, finalmente vedo un segno di vita, mi siedo nei tavolini fuori dando le spalle al teatro San Carlo, non voglio perdere di vista la ritrovata presenza di umani. Pochi gesti e la mia postazione diventa un ufficio: mappa della città, una penna, un piccolo taccuino, occhiali, caffè e sfogliatella. Decido luoghi e musei da visitare e un po’ lascio al caso, mantengo come quartier generale questo caffè, perché da qui si vede piazza del Plebiscito, i turisti e anche gli abitanti che sfrecciano, in auto e in motorino. La brezza fresca del mattino, si è fatta tiepida, inizio il tour.

Non sono sola con me c’è Monsieur Moustache, ma come non era un viaggio in solitaria? Insomma, due occhi da guardare ci vogliono sempre, i suoi sono piccoli ma vispi, sotto un cappellino blu simpatico con una stella rossa e due grandi baffi neri, mi fa compagnia! Non è da tutti avere come compagno di viaggio uno zainetto con i baffi.

Dopo gli arazzi e la divina scalinata di marmo del palazzo reale, i quadri di Castel Nuovo, la Napoli sotterranea, le mille chiese, i cortili dei palazzi, su suggerimento di  Titti un’altra viaggiatrice solitaria incrociata in una visita guidata, un giorno mi dirigo nella famosa spiaggia la Gaiola a Posillipo e li in grande relax inizio a dipingere il panorama. Ustionata dal sole non lo finisco e torno in città…

La mattina seguente torno in ufficio al Gambrinus, il menù per me è sempre lo stesso, caffè e sfogliatella. Estraggo i miei acquarelli dal fedele compagno di viaggio e decido di terminare il dipinto, devo finire il mare, la sabbia e il particolare di qualche roccia…  e proprio li sull’indecisione del colore della sabbia che provo con il caffè,  un gesto naturale come girare il cucchiaino nella tazzina. In quell’istante ho l’illuminazione  la visione dell’immagine, come quando da bambino unisci i puntini numerati della settimana enigmistica per creare la figura. Decido che quello è il momento zero di ciò che sarebbe stato un percorso futuro, l’acquerello col caffè nei caffè storici, unendo i puntini di ciò che mi appartiene, ciò che mi fa stare bene, le mie passioni, i viaggi, gli incontri, le persone e le loro storie, le città d’arte, i luoghi ricchi di storia, di bellezza, la pittura, la scoperta, la libertà! Il cameriere vedendomi dipingere col caffè è felicemente sorpreso, sfodera la tipica accoglienza e generosità partenopea e mi dice “signorina, che bella cosa che state facendo! Le offro un altro caffè”, così decido di fermarmi anche a pranzo, nel mio nuovo ufficio.

Solo ora inizio a raccontare questo percorso, che in questi anni si è arricchito, di aneddoti e di altri caffè, di viaggi, di incontri e di segni che mi invitano a proseguire. Desidero essere di ispirazione per te che mi stai leggendo per la prima volta o per chi già mi conosce e mi segue, per te  che sai che aiuto le persone ad ascoltarsi e ad  avere il coraggio di compiere piccole e grandi azioni per creare la vita che vuoi, con entusiasmo e gioia

Roberta

*Sgarrupato: nella lingua napoletana significa: rovinato, fatiscente, quasi in rovina

Il prossimo racconto è ambientato a Venezia, agosto 2016, rimani sintonizzato e seguimi qui

Acquarello col Caffè Gambrinus di Napoli. Raffigurazione spiaggia La Gaiola a Posillipo.

Acquarello col Caffè Gambrinus di Napoli. Raffigurazione spiaggia La Gaiola a Posillipo.

 

 

 

Vivere il presente, per combattere ansia e depressione

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Vivere il presente, la sentiamo spesso questa affermazione, può sembrare semplice ma la nostra mente non è abituata a farlo. Spesso navighiamo a vista a bordo dei nostri pensieri, in una direzione non precisa, quando viaggiamo nel passato e nel futuro senza criterio, la bussola impazzisce, non sappiamo più dove siamo o dove dobbiamo andare, il qui e ora è privo di coordinate precise, siamo persi.
Dobbiamo diventare consapevoli che quando non viviamo pienamente il presente è perché ci stiamo difendendo, nascondendo, autocommiserando è perché non siamo completamente pronti a vivere o crediamo di non poterlo fare a pieno.

Quando ci rifugiamo nostalgicamente nel passato pensando a certe emozioni e situazioni che non tornano più, stiamo inconsapevolmente dicendo a noi stessi che non siamo più in grado di creare o assaporare situazioni emozionanti. Quando nei dolori del passato troviamo le scuse per i fallimenti del presente è perché abbiamo paura di soffrire e di fallire ancora è perché infondo non ci stiamo provando veramente o efficacemente.

Quando temiamo il futuro è perché non crediamo in noi stessi, è perché non abbiamo compreso come abbiamo raggiunto il presente, cosa abbiamo imparato da ciò che abbiamo vissuto. Quando speriamo che il futuro e solo nel futuro qualcosa di bello accadrà che ci cambierà la vita e ci salverà, stiamo ancora offendendo, negando e sottovalutando chi siamo o semplicemente non lo sappiamo perché non siamo abituati a dirigere la nostra mente e volgere lo sguardo su di noi in modo costruttivo.

Passato e futuro, come tutti gli strumenti possono essere distruttivi, come abbiamo visto sopra, oppure possono essere costruttivi, se li usiamo nel modo appropriato.
Al passato dobbiamo guardare per ciò che ci ha insegnato e valorizzandolo, ricavando nuove strategie per ovviare ai vecchi errori, ringraziandoci e complimentandoci per i nostri risultati. Al futuro dobbiamo guardare con speranza, creatività e un pizzico di magia, per credere a ciò che fino ad oggi ci sembrava impossibile, solo così possiamo crearci ogni giorno.

Come accendere la scintilla

Prova fra tanti, un semplice esercizio: alla fine della giornata, se l’hai vissuta male, se hai avuto pensieri o emozioni che ti hanno turbato, prima di andare a dormire la sera, cerca di porvi rimedio formulando pensieri migliori e prendendo decisioni più positive per il giorno dopo. Questi nuovi pensieri e propositi, andranno in buona parte a sanare ciò che è appena divenuto il tuo passato, potrai cosi iniziare il giorno seguente in modo migliore.

con entusiasmo e gioia Roberta

Se hai perso la bussola potrebbe fare per te il mio percorso on line S.O.S.

Che tristezza il Natale! quando le feste si colorano di malinconia

pupazzo neve triste

Sta arrivando il Natale, certe persone sono elettrizzate a caccia di regali ed entusiaste per gli addobbi, altre invece sentono malinconia e disagio e ne hanno tutte le ragioni. Le festività  celebrano gli affetti e non in tutte le fasi della vita si è in armonia con i familiari o con le relazioni affettive. A volte è la tristezza a prendere il sopravvento, si sente la mancanza di chi non è più con noi o di chi è lontano, allora si perde il significato attribuito ai festeggiamenti. A volte si è costretti a vedere persone che non fanno parte della nostra quotidianità e ciò provoca ansia. Le festività Natalizie sono anche un mix di frenesia per regali, addobbi, preparativi e momenti di vuoto quando le luci si spengono, le persone se ne vanno e ci troviamo soli con i pensieri e con il bilancio dell’anno appena passato, degli obiettivi non raggiunti.  Ad influire sull’umore durante i festeggiamenti è anche l’affaticamento del nostro organismo a fronte delle abbuffate e conseguenti digiuni per tornare in forma. Per tutta questa serie di variazione al tema rispetto a tutto il resto dell’anno, dobbiamo stare attenti a quegli atteggiamenti sbagliati che possono involontariamente alimentare questo sentimento natalizio chiamato anche blue Christmas come cantava Elvis:

  • Ci si aspetta che bisogna essere felici a tutti i costi, che il Natale sia qualcosa di magico, che faccia accadere miracoli, così ci troviamo a considerare certe malinconie come qualcosa di anomalo e quindi a considerarci completamente sbagliati.
  • Pensiamo di essere i soli a provare quel sentimento.
  • Ci si concentra solo sui problemi personali
  • Si pensa solo a quello che non abbiamo realizzato o a quello che non c’è

a questi atteggiamenti che possono peggiorare la situazione possiamo però porre dei rimedi per poter trascorrere al meglio la tempesta natalizia:

  • Per prima cosa non è detto che debba essere il momento migliore dell’anno, potrebbe esserlo invece il viaggio che ci siamo prenotati per la primavera seguente o la magnifica estate trascorsa al mare con gli amici.
  • Organizzare in anticipo diverse attività al di fuori degli incontri canonici delle abbuffate in famiglia, programmate incontri con amici per intimi scambi di regali e di auguri, il cinema, un buon libro, una ciaspolata sulla neve, una gita fuori porta. Tutto questo può distrarci dal blue christmas
  • Stare in compagnia ed essere partecipi, perchè si sa, a volte ci si isola nei propri pensieri anche quando si è in gruppo. Giù le mani dai social per sbirciare le feste altrui e andiamo verso l’altro, che è li vicino a noi, con gesti gentili facendolo sentire apprezzato.
  • Guardare a se stessi con benevolenza, si sa che si fanno i bilanci di fine anno ma cerchiamo di essere clementi, e invece di giudicarci perché non abbiamo raggiunto degli obiettivi, chiediamoci invece come poter farlo al meglio, e congratuliamoci con ciò che abbiamo ottenuto. Anche se ciò che abbiamo raggiunto non è per noi il massimo, lo abbiamo comunque fatto noi ed è bene riconoscerlo, per prendere forza e continuare.
  • Moderazione nelle spese e nel cibo: gli eccessi di spesa e nell’alimentazione sono armi a doppio taglio perché hanno entrambi una funzione antidepressiva e compensatoria. Poi ci si sente in colpa, appesantiti sulla bilancia e alleggeriti nel portafogli.

Se attuare questi rimedi non ti fosse sufficiente, se cambiare atteggiamento proprio ora non ti riesce perché sei sopraffatto dai sentimenti del blue Christmas e hai bisogno di aiuto lancia un S.O.S. ti sarà di supporto subito e inizierai l’anno con uno stimolo nuovo, S.O.S. è un percorso breve ed intenso che puoi fare insieme a me online per uscire da un momento di empasse e iniziare a costruire da subito un atteggiamento sereno. Intanto auguro buone feste a tutti e se cerchi bene sotto l’albero trovi il bene più prezioso che è la tua vita, se poi alzi gli occhi e vicino ci sono persone care e altre che ti aiutano… allora è ancora più bello

Con entusiasmo e gioia Roberta

 

Silvia Molinari: quando è l’arte che cerca l’artista

Silvia Molinari acquerellista botanica

Silvia Molinari acquerellista botanica

Silvia mi ha ricevuto nella sua casa immersa nella campagna piacentina, un ex caseificio ristrutturato dove ho colto un’atmosfera impalpabile, calda, di stile, degna delle migliori riviste di designe, ti viene voglia di entrare in ogni oggetto, di saperne la storia, perché senti che ha un significato profondo. La grazia, il buon gusto, ogni immagine, ogni cosa è sentita, vissuta, riconosciuta nella sua anima. Nel suo ambiente e nelle sue creazioni, si sente energia e grazia, come un flusso che dal soggetto entra nell’artista e lo riporta nella sua purezza, nella sua unicità ad essere protagonista unico della tavola pittorica.

Togliendo e togliendo “ perché quello che non c’è definisce quello che c’è”, dice Silvia, che nel raccontarmi il suo percorso di studi e professionale, mi sono accorta, o forse lo abbiamo fatto assieme in quel momento, che è l’acquerello che l’ha cercata, malgrado lei provasse la via dei lavori convenzionali. L’acquerello l’ha cercata per diffondere la divina bellezza perfetta di un fiore e le sue sfumature ad ogni stagione. Perché si sentono le stagioni nei suoi fiori, si vedono le brine sulle bacche rosse dell’inverno, si vedono le macchie brune sulle foglie accese dei gialli e dei rossi dell’autunno. Lei ritrae la natura come poesia del creato, le stagioni come rima di questo infinito e meraviglioso poema.

La nostra artista si racconta da bambina” Cantavo con mia nonna, disegnavo, giocavo con il mio cane, recitavo mille ruoli in una volta sola. Credo di aver allacciato in quegli anni il mio rapporto di confidenza con la natura: ho passato non so quante ore allungata sul davanzale della finestra della mia camera, il viso appiccicato ai vetri, guardando il grande acero del giardino e i campi, i colli azzurrognoli sullo sfondo. Mi hanno dato pace, conforto, uno spazio in cui poter respirare tranquilla. Non pensavo ad una professione specifica, ad un lavoro, se non a quello di cantante, a volte; mi circondavo piuttosto di quinte teatrali e comparse che avrebbero fatto parte di una vita allegra e piena di affetti. In fondo, non ci sono andata lontano!”. Silvia oltre ad essere circondata dai suoi affetti, da tanti anni fa parte di diversi progetti musicali.

Quando arriva il momento di scegliere la scuola, nonostante sua madre avesse già colto la sua eccezionale espressione artistica e indirizzata alla scuola d’arte, Silvia sceglie un liceo scientifico vicino a casa con i compagni di scuola di sempre. Alla fine del secondo anno del liceo, le divenne chiaro che non aveva più senso per lei proseguire quella strada e scelse l’Istituto d’arte Paolo Toschi di Parma. “Sono stati anni bellissimi, densi e leggeri al tempo stesso, ricchi di incontri speciali, di scoperte, di energia e voglia di fare. Quella sensazione di appagamento che si prova quando sai di fare la cosa giusta, nel posto giusto. L’acquerello l’ho scoperto lì, sempre per caso. Si lavorava a dei bozzetti, e le coloriture erano sempre risolte a tempera, una tecnica dai bellissimi effetti ma dall’esecuzione piuttosto lenta e resa poco immediata. Provai così con gli acquerelli per bambini che avevo in casa, quelli con pastiglie grandi e polverose: fu amore a prima vista.”

Siamo anche esseri razionali e pragmatici, nonostante anche gli altri colgano in noi la passione, nonostante ammettiamo di essere rimasti folgorati da un incontro, fatichiamo a crederci, che sia vero, che sia possibile. Dopo la scuola Silvia ha lavorato in uno studio di architettura, ha fatto una comparsata in uno di restauri ed infine in una ditta di materiali edili: “è stato un periodo felice, perché i miei datori di lavoro erano persone deliziose, ma mi mancava troppo la pittura. Dipingevo, certo, ma mi mancava la progettualità, la dedizione. Mi chiamava, ecco. E ho accettato l’invito, senza altra scelta. Da quel momento, parliamo di circa 15 anni fa, ho solo dipinto.”

Da questo momento Silvia si è arresa alla sua passione: dopo diversi tentativi di fuga, nonostante lei si sia avventurata in altri sentieri, l’acquerello l’ha conquistata definitivamente. Da questo momento in poi intervistandola colgo anche, l’assenza di sforzo  di questa sua espressione e professione. È l’acquerello che l’ha portata a sé, sono gli altri che la cercano, che desiderano che la sua arte abbellisca il mondo, che la sua passione contagi di ardore e di creatività gli appassionati apprendisti.

“Ricordo le prime mostre in provincia, personali e collettive. La conoscenza di artisti magnifici, che sono ora amici preziosi. Poi, le prime mostre a Milano nello splendido spazio di Surimono di Chiara Vicenzi, ora cara amica, in corso Monforte, un luogo speciale dove sono tornata con gioia per diversi anni, e la conoscenza casuale di quella che è diventata la mia eccezionale gallerista, Lorenza Salamon di Salamon&C., che passò un giorno proprio lì davanti, e decise di entrare. Proprio con le stesse modalità conobbi Margherita Lombardi, bravissima giornalista di Gardenia, che superando con passo veloce le vetrine della mia mostra si fermò di colpo, fece un passo indietro ed entrò: da lì, e grazie a lei, la mia fortunata amicizia con la rivista Gardenia. Poi c’è stato l’invito alle esposizioni regionali della Biennale di Venezia, selezionata dal giornalista Camillo Langone che mi ha poi inserita nel suo portale eccellentipittori.it, la partecipazione all’Affordable Art Fair di New York e Milano e la mostra a Tokyo, presso la galleria Ginza 1 Chome, con la Galleria San Francesco di Reggio Emilia; in mezzo, tanti altri incontri e lavori e corsi.

Neppure il mio ruolo di insegnante è stato programmato: mi è stato chiesto per la prima volta diverso tempo fa da persone che avevano visto miei lavori, e così ho tentato. Dapprima, improvvisando un po’, poi con sempre maggiore preparazione e sicurezza. Al momento collaboro con quello che è stato il mio primo contatto con la didattica, il laboratorio di legatoria d’Arte Professione Libro, a Milano, con l’associazione Corsisti per Caso, di Parma, per la quale guido incontri settimanali, con Terre Traverse, con cui organizzo workshop nella campagna piacentina, e Cascina Bollate, con cui organizzo workshop nel vivaio del carcere di Bollate.

Proprio in questi giorni, fino al 15 Novembre 2016, troverete esposte nella galleria Salamon&C, in via San Damiano 2 a Milano, gli acquerelli originali che caratterizzeranno l’agenda 2017 di Gardenia, in uscita con il numero di Novembre. Andateci sarà difficile staccare gli occhi dalla meraviglia dei particolari.

Ho chiesto a Silvia, cosa le piace del suo lavoro e cosa desidera trasmettere e lei ammette senza tentennare che del suo lavoro ama ogni aspetto: “Mi piace il tempo che mi chiede e quello che mi regala, il modo in cui ha formato la mia capacità di ascolto e lettura. Non dipingo pensando a ciò che voglio trasmettere, non me ne preoccupo, semplicemente perché non ho potere sulle percezioni altrui: mi concentro sul fare un buon lavoro, rispettoso della mia sensibilità, sullo studio e sul progresso della mia ricerca pittorica e formale, questo è quello che posso fare.”

Che dire… a volte la vita che vuoi, sta nell’arrendersi alla propria passione, sarà lei ad indicarci la via. Ma anche per arrendersi alla propria passione serve umiltà, coraggio e fede, per percorrere nuovi sentieri non ancora battuti dal vademecum dei mestieri.

Silvia Molinari non lo sa, lo scoprirà leggendo la sua intervista, probabilmente da ragazze ci siamo incrociate nei corridoi della scuola, abbiamo percorso strade diverse, e ancora una volta è stato l’acquerello che ci ha condotte e richiamate; lei è ora la mia insegnante di acquerello e l’amore per la pittura, per la natura e per i bei sentimenti, ci ha unite in una amicizia dolce e piena di meraviglie. Grazie Silvia, grazie alle care amiche e ai follwers che mi seguono in queste interviste “Persone e Passioni” che rientrano nel mio progetto professionale  www.lavitachevuoi.com che ha lo scopo di facilitare le persone, con psicoterapia e percorsi di life coaching, a vivere al meglio la vita. Spero di avervi ispirato a credere e seguire il vostro talento.

Con entusiasmo e gioia   Roberta Bettinelli

sito dell’artista: www.silviamolinari.it

illustrazione per l'agenda di Gardenia

illustrazione per l’agenda di Gardenia

illustrazione per l'agenda di Gardenia

illustrazione per l’agenda di Gardenia

Gingko Biloba

Gingko Biloba

Un’artista da fiaba: Nicoletta Belletti

Nicoletta mi riceve in una mansarda che da su un giardino ed io a questo sono molto sensibile; fanno capolino la sorella e la mamma, e inizialmente sembra un caso, poi scopro che sono tutte e tre un concentrato di creatività e passione pronta ad esplodere in coloratissime sorprese. Nicoletta si sta preparando per la mostra di New York e su un manichino da sarta la sorella le ha confezionato un vestito degno di una delle migliori griffe, mentre la mamma le ha creato una collana di fiori con l’uncinetto adatta alla mise. Confesso che mi sembra una favola di Walt Disney. Avete presente quando in Cenerentola i topolini cuciono il vestito e gli uccellini volando intrecciano i fiocchi? Circondata e sorpresa da tutta questa creatività, quasi non riesco a formulare le domande; fortunatamente non le mancano parole e sorrisi e inizia a raccontarmi come, dopo aver gestito per alcuni anni un’azienda familiare, prende importanti decisioni che la portano a diventare una creativa per mestiere.

“Ho lavorato nell’impresa di mio padre Remo, la Velcom elettronica, e quando lui giovanissimo è venuto a mancare ho portato avanti per qualche anno l’attività, ma era troppo “sua” e ho preferito seguire la mia, di strada; a soli 20 anni sarebbe stato un sacrificio che neppure lui avrebbe desiderato per me”. Nelle sue parole colgo che il suo essere in connessione con i suoi desideri e saperli esprimere l’ha portata sulla sua strada nella sua autenticità. Non so se ci voglia più coraggio a portare avanti i sogni altrui per devozione ai sentimenti familiari, o a cercare la propria strada. In entrambi i casi è un percorso difficile, ma seguire le proprie passioni e manifestare la propria autenticità portano a una gratificazione più completa.

Il suo passato imprenditoriale è tangibile: lei collabora, si espone nei posti giusti, segue il flusso, ascolta i clienti e con loro ha un rapporto di scambio, lei osa in tranquillità e quindi riesce, lei è un’artista che dialoga con il committente dell’opera, ha un linguaggio tutto suo e lo si riconoscerebbe fra mille.  Gli Stati Uniti sono un mercato che subito ha colto la gioiosità del suo linguaggio, perché l’arte è anche dialogo, gioco, e non solo virtuosismi di iperrealismo o di destrutturazione. Nicoletta è sicuramente una persona che ha creduto in se stessa, ha creduto che la sua passione potesse diventare un mestiere; il suo linguaggio artistico si è evoluto insieme a lei, attraverso il tempo, gli incontri di persone e di materiali, attraverso le richieste dei clienti e seguendo il suo sentire.

Questa intervista è la prima di una serie dedicata a chi vive a pieno le proprie passioni e rientra nel mio progetto professionale www.lavitachevuoi.com di facilitare le persone, con psicoterapia e percorsi personalizzati di life coaching, a vivere al meglio la vita.

Perché ho scelto Nicoletta come prima intervista? Perché sono anni che sbircio nel suo atelier di Via Farini a Parma per osservare i nuovi soggetti e i nuovi materiali, perché mi ha ispirato nelle mie creazioni, perché l’ho ammirata da subito per il suo modo umile, spontaneo e deciso di porsi e proporsi. Onorata di essere stata ricevuta e di potervi far conoscere una persona, una donna, un’artista speciale, che mi auguro sia d’ispirazione anche a voi che leggete.

Con entusiasmo e gioia

Roberta Bettinelli

Sito dell’artista: www.bellettinicoletta.it

 

Le mattine parigine. Come contattare i desideri del cuore, contemplando la bellezza.

Quando realizzi che dentro hai qualcosa che bolle ma non capisci cosa sia, travolta dalla quotidianità, vedi che nel minestrone si mescolano: due etti di insoddisfazione, un etto di noia, qualche pezzettino di malinconia, un pizzico di voglia di fare e apatia q.b.. Per elaborare un piatto in cucina come nella vita bisogna fare le cose con amore, con criterio, ma anche con fantasia.

La fantasia cosa è se non vedere le cose in modo diverso, quindi usare quello che c’è in modo creativo, inusuale inaspettato, vedere le potenzialità e la bellezza in tutto ciò che ci circonda. La fantasia si blocca quando sei impegnata a “fare” e ti dimentichi dell'”essere”, non vedi più la bellezza attorno a te. La fantasia si blocca quando la sofferenza ti porta a rimuginare e a chiuderti in te stessa. Allora come è possibile riaccendere lo stupore e contattare il desiderio del cuore?  [Per saperne di più…]

Donne nel web

C’è un esercito qui sul web, un esercito rosa che trova una dimensione nuova per realizzarsi, un non luogo per dirla alla Marc Augè, dove fruire, osservare, acquistare, carpire ma alla fine si finisce per socializzare e creare uno scambio o un legame. Siamo esseri umani e per quanto ci si globalizza, per quanto si divenga virtuali ed affacciati ad uno schermo, si cerca il confronto, l’ispirazione, il supporto, la vicinanza. Forse non è un caso che i social network si siano evoluti così rapidamente ed in modo imprevedibile.

Questo esercito rosa mi affascina ed è immenso e variegato, mi comunica molto: [Per saperne di più…]

Perché fare life coaching!

Ci sono momenti della propria vita in cui tutto ci appare difficile, inutile e lo intravediamo nelle frasi che ci sentiamo ripetere:

“la mia vita non ha più un senso”, “mollo tutto”, “cambio vita”, “voglio emigrare”, “fermate il mondo voglio scendere”, “sono finito e non ho più possibilità”.

Perdere il posto di lavoro, essere insoddisfatti della propria attività, lo sgretolarsi di una relazione affettiva, lo spettro di una grave malattia, l’instaurarsi di conflitti che sembrano irrisolvibili, nuove situazioni delle fasi dell’esistenza umana che non sappiamo come affrontare, queste sono vicende che necessitano di dare inizio ad una nuova vita e avventura che rendono necessaria la pratica del life coaching .

La metodologia del life coaching è efficace e in affiancamento con il coach si definiscono, sostengono e individuano i passi di un cambiamento intenzionale e desiderato. L’unico riscatto nei momenti difficili si inscrive in un percorso di ri-decisione del nostro personaggio e della storia che stavamo interpretando in modo più o meno inconsapevole.  [Per saperne di più…]