Caffè Florian, Venezia e le sue magie

 Il tempo di un caffè: acquarelli col caffè nei caffè storici

Fine Agosto 2016, arrivo in Serenissima con un’amica ed un caldo torrido, direzione Teatro La Fenice, l’opera: La Norma di Bellini. A malincuore utilizzo i biglietti donatimi da una cara persona che non poteva esserci.

Si è sempre stupiti quando si arriva a Venezia! Una follia del genio umano! una follia unica! costruita su pali di legno, una sontuosa palafitta di una bellezza che toglie il fiato. Una bellezza di ori e di marmi che sembrano merletti, gondole lucide ed eleganti come uomini in frack a caccia di dame per il ballo della sera, rigorosamente in maschera, per coprire i vizi e i segreti del suo lungo passato.

Si cammina quasi in punta di piedi, col piacere seducente di essere in una fiaba miracolosamente vera. Se nella vita non si è innamorati, ci si innamora della città è inevitabile è un incantesimo! Venezia è la città dell’amore, e con l’amore ha in comune il sogno, un luogo così affascinante e magico, non può essere stato che sognato, prima di diventare realtà.

Sono stata molte volte a Venezia, un paio speciali, molte al caffè Florian, ma questa è stata diversa: sono partita con l’intenzione di proseguire il mio progetto degli acquarelli col caffè nei caffè storici, iniziato a Napoli (se lo vuoi leggere lo trovi qui) devo dire che anche qui le magie non sono mancate.

Con l’emozione e la riverenza di essere nel più antico caffè d’Italia (1720), ci sediamo nei tavoli esterni, nella prima fila che si espone su piazza San Marco, l’orchestra suona romantiche musiche da voler volteggiare nell’aria, il sole gira e presto lo segue l’ombra posandosi su di noi. Con leggiadria danzante posano le argenterie e le ceramiche, l’acqua e il caffè, direi che ho tutto, viaggio armata di carta e pennelli, inizio a dipingere quello che c’è, ed è tanto, la Basilica Cattedrale di San Marco, un tesoro d’oriente.

Uso l’istinto del momento per approcciarmi all’atto creativo, non ho una regola: questa volta senza disegno preparatorio e senza bere il caffè, inizio usandolo in purezza senza diluirlo, mi lancio per catturare la bellezza, ma sopratutto per catturare l’attimo, il mio momento di essere seduta in una piazza favolosa in ammirazione del genio dell’arte, della gente che passeggia felice, di chi siede e ammira, di chi si incontra, di chi ricorda e di chi fantastica. Dipingere è anche fermare un mio momento entrando dentro l’esperienza presente, dentro a ciò che sto catturando, raccontandolo in un tempo di un caffè, mi concentro, mi ascolto e imprimo dentro di me tutta l’esperienza. Non ho l’intento di riportare fotograficamente una cattedrale, o di riproporre la sua bellezza, ma di trasmettere la bellezza di un’esperienza di viaggio, un sentimento di un momento. Anche ora che sto scrivendo sento ancora l’aria calda e umida, l’orchestra che suona, le voci dei turisti stranieri seduti attorno al mio tavolo, un sentimento di stupore, di meraviglia, di malinconia, di desiderio e di scoperta, ma sopratutto il bel sentimento di esserci.

Dopo qualche pennellata per ritrarre il profilo delle cupole, mi chiedo per quale motivo, ogni volta che vengo in questo gioiello antico, non entro a vedere le sale interne che sono bellissime, lo faccio e scopro una vetrina, uno shop, con delle pochette in pelle colorate con lo stemma del Florian, mi attraggono molto e penso siano ottime per riporci i pennelli. Chiedo alla signora alla cassa se me le può mostrare, intanto vado a prendere gli armamenti per appurarne la misura. Iniziamo a guardare tutti i colori delle pochette e la signora rivolgendosi a me:”cosa dipinge? da dove viene? ma che bel vestito che ha!” e altre cortesie conversazionali fra signore. Continuando a dialogare si gira un attimo di spalle, prende un foglio dalla borsetta e con dolcezza mi mostra un disegno a matita che ritrae l’isola di San Francesco in laguna e si confessa: “Anche io mi diletto a dipingere, è uno spazio che riesco a prendere per me fra lavoro e famiglia” aggiunge lei, stringendomi la mano e presentandoci: “piacere Roberta”, scopriamo che abbiamo lo stesso nome.

Continuiamo in altre chiacchiere gradevoli e sempre alla cassa mi cade lo sguardo su di un libercolo dal titolo: “Locali storici d’Italia, caffè ristoranti hotel”. Ho un sussulto di emozione, spalanco gli occhi, mi manca il fiato, vorrei dire tutto, raccontare come ho iniziato e quando ho deciso, ma l’emozione è forte, ho ancora il respiro corto, la faccia di un bambino stupito davanti ai regali che crede portati da babbo natale ed esclamo: “ma è la bibbia del mio progetto, ma questo è un segno che lo devo fare!”. Chiedo se posso acquistare anche quello, invece è gratuito a cura del più antico caffè d’Italia, era li che aspettava me. Rimango in una sensazione onirica e fluttuante, attonita ed emozionata! Per chi crede nella magia, sa che la può trovare anche a Venezia al caffè Florian.

Il prossimo incontro sarà a Firenze, continua a seguirmi,

con entusiasmo e gioia Roberta

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